Il Calcio, una sintesi

Il Calcio è lo Sport più conosciuto e praticato al mondo, bellissimo, formativo, educativo.

Il calcio del primo periodo, fino alla rivoluzione del calcio totale Olandese, era prevalentemente fisico, un po’ tattico, poco tecnico e per nulla organizzato.

Il calcio di oggi si basa sulla rapidità dei movimenti, sull’utilizzo di piedi e nello stesso istante della testa per cosa/come fare, sulla velocità dei giocatori e del giro palla.

Vedere una partita una volta, fino all’incirca agli anni novanta, poteva rimanere nella storia, essere rievocata.

Oggi una famosa partita, anche vissuta con intensità, perché sembra innovativa, diversa, può essere facilmente dimenticata, perché successivamente ve ne sono diverse di simili.

Anno dopo anno, fino ad oggi, la velocità dei giocatori e del giro palla è cresciuta costantemente e l’immediatezza del tocco palla rappresenta una delle caratteristiche principali dei giorni nostri, direi una delle più significative del calcio moderno.

É difficile rispondere alle domande che tutti ci facciamo: un Campione di una volta era più bravo di un Campione di adesso, o viceversa?

Le risposte possono essere molteplici, perché i parametri di confronto sono diversi, ma, una cosa sembra mettere d’accordo la maggioranza di chi si interessa di calcio: tutto cambia e si evolve, anche i giocatori cambiano e si evolvono, quindi non si possono fare reali confronti fra passato e presente.

Si possono avere delle preferenze, delle sensazioni, delle idee, non parametri tecnici, fisici, metodologici, o culturali, di confronto.

Dovremo chiederci, nel paragone calciatori di una volta e calciatori di oggi, chi sarebbero i migliori, i più forti, se fossero nati all’incirca negli stessi anni e solo così avremo valutazioni paragonabili, attendibili.

Ai giorni nostri ci sono un maggior numero di campioni, solo perché sono più pubblicizzati, più seguiti, più portati in palmo di mano dai media, non perché rispondano a delle qualità particolari, a delle caratteristiche uniche.

Molto probabilmente perché giocano più partite, oltretutto molto seguite dai media.

Oggi è sufficiente fare delle “grandi” partite, anche in pochi anni e, magari, nella stessa competizione, per essere considerato, erroneamente, un Campione.

Ma, non è così, una volta i campioni vincevano su diverse competizioni, nazionali, internazionali, intercontinentali, oggi si vince magari in una sola di queste competizioni.

Ma, questa, è una differenza enorme, da tenerne sicuramente conto, nelle riflessioni, nelle valutazioni, nei vari ragionamenti inerenti il gioco del calcio.

Da all’incirca il duemila c’è più fisicità, si è più atleti, più preparati alla continuità dello sforzo fisico e mentale, ai mutamenti di gioco in campo.

Un excursus sulle tattiche, sugli schemi, sui metodi, applicati al calcio mi porta a ricordare che, nei primi anni, c’era la Piramide di Cambridge, poi il sistema di Chapman, poi le innovazioni di Herrera, di Gipo Viani, del calcio Olandese, bellissimo, opposto al difensivismo all’italiano, della filosofia Sacchi e della scuola Guardiola.

Dopo 157 anni, da quando a Londra si riunirono dodici persone di alcune delle società calcistiche inglesi, per scrivere le norme principali, i regolamenti base, del gioco del calcio, di “acqua sotto i ponti” ne è passata tanta e, nonostante i tanti anni, norme e regolamenti non sono cambiati sostanzialmente, anzi, hanno subito limitate reali modifiche.

Ci sono stati dei semplici cambiamenti, dei passaggi su specifiche tematiche, dei percorsi un po’ diversi, che sintetizzo: nei primi decenni il calcio aveva pochissime regole, perché il giocatore che portava il pallone andava verso la porta avversaria, senza schemi, senza idee di gioco di squadra, senza nessuna geometria e, peggio per il gioco di squadra, poco o nulla si interessava dei compagni.

Successivamente, dopo all’incirca il 1863, il calcio ha avuto una continua evoluzione in senso difensivistico, per rinforzare sempre di più la fase difensiva, basti ricordare che all’inizio, a parte il portiere e due difensori, gli altri otto giocatori erano votati ad attaccare, ad andare verso la porta avversaria, addirittura mirare verso il portiere.

Gli scozzesi inventarono, anzi, furono gli artefici dell’invenzione e messa in pratica della manovra, basata su passaggi e scambi di pallone fra i compagni di squadra (il passing game).

Da qui l’inizio della vera evoluzione tattica, lenta, ma efficace, portata avanti maggiormente da studenti universitari di Cambridge, che mettevano il portiere in porta, due difensori davanti a lui, tre giocatori davanti a questi due, per impossessarsi del pallone proveniente dai difensori e passarlo ai cinque attaccanti, che puntavano anche individualmente la rete avversaria.

Era una piramide, ben visibile.

L’Italia sintetizzò questa scuola di pensiero in uno schema: due-tre-cinque, per poi passare dopo la prima guerra mondiale al metodo di gioco, e, successivamente, al sistema di gioco.

Il metodo venne definito modulo a W, in quanto i giocatori in campo disegnavano due W poste l’una sull’altra.

Il giocatore più in vista, punto di riferimento della squadra, era il centromediano metodista, ruolo importante che faceva quello che oggi fanno il centrale di difesa e la mezz’ala di raccordo.

Tralasciando, non perché poco importante, ma per non dilungarmi troppo, ricordando comunque l’importanza della rilucente e significativa scuola danubiana ed il Wunderteam austriaco che la metteva in pratica, fu la Nazionale di Vittorio Pozzo – che vinse due campionati mondiali consecutivi nel 1934 e nel 1938 e la medaglia d’ora alle Olimpiadi del 1936 – il maggior interprete di questa scuola, magari un po’ modificata con più chiusure verso il centro della propria area nella fase difensiva e maggior spinta, maggior impegno al contropiede veloce, magari con improvvisi capovolgimenti di fronte.  

Sintetizzando direi che l’evoluzione del gioco del calcio, inteso come oggi noi lo intendiamo, parte dai college inglesi, all’incirca a metà del milleottocento.

Fino agli anni trenta del ventesimo secolo domina il sistema piramidale, poi si passa al WM e successivamente al Metodo, scuole di pensiero un po’ diverse nella disposizione dei giocatori in campo, simili nella concezione del giocatore atleta, veloce, capace di giocare in squadra.  

La resistenza per tutti i novanti minuti, la velocità di giocatore e palla, la massima attenzione e partecipazione al gioco difensivo sono aspetti dominanti dal dopoguerra in poi, con un crescendo esponenziale.

L’unione sovietica applica al calcio studi scientifici, statistici, destinati al calcio moderno.

Direi che sono le basi (troppo poco ricordate dagli addetti ai lavori) per coniugare sforzo e testa, capacità e flessibilità, idee e razionalità.

Gipo Viani, poco prima del 1950, rendendosi conto che aveva un parco giocatori modesto, rispetto ad altre squadre ben più attrezzate, decise di giocare con un difensore in più.

Schierava con il numero 9 un giocatore, che non era un attaccante, ma aveva caratteristiche di difensore a uomo e lo piazzava a controllare, a marcare, il centravanti avversario, liberando il proprio centromediano di giocare a uomo che, mettendosi alle spalle degli altri difensori, li aiutava all’occorrenza, specialmente quando un compagno veniva saltato o era in difficoltà.

L’Inter dei due scudetti consecutivi del 1953 e 1954 giocava con il famoso catenaccio, in altri termini con un difensore in più libero, dietro a tutti gli altri.

Un’altra rivoluzione la troviamo in Sud America, all’incirca nel 1960, ideata e applicata dal Brasile, che faceva giocare quattro difensori (due terzini e due centrali), due mediani (uno più difensivo, l’altro più con vocazione d’attacco), quattro attaccanti.

Rinus Michels, seguito da Johan Cruijff, ha inventato calcio, nel senso che ha messo in pratica una tattica diversa, un modo di giocare diverso, un metodo innovativo, moderno, di muoversi con e senza pallone, una rivoluzione del gioco del calcio si potrebbe dire, prima culturale poi tecnica. Prevedeva una intercambiabilità di funzioni fra i giocatori in campo, anche il portiere poteva usare i piedi, uscire dalla propria area per partecipare alla manovra. I difensori appoggiavano, aiutavano, gli attaccanti e gli attaccanti retrocedevano a coprire la propria area, ad aiutare i difensori, applicando di conseguenza un calcio totale, con grande dispendio di energie, innovativo, particolare, bellissimo ed entusiasmante da vedere.

Era un tipo di calcio fortemente legato all’abilità dei singoli giocatori, tanto che fallirono i vari tentativi di copiarlo fuori dall’Olanda.

Arrigo Sacchi, anni novanta, per fare uno degli esempi più significativi e pragmatici della storia del calcio moderno, utilizzando anche la didattica, ha fatto vedere un gioco nuovo: il gioco di Squadra, dove un giocatore aiutava l’altro, dove i giocatori dovevano essere sincronizzati testa e piede, velocità e schemi, occupazione degli spazi e armonia negli spostamenti, stesso modulo indipendentemente se all’inizio o a fine partita, indipendentemente dal risultato sul campo.

Sacchi condivideva con i giocatori anche il gioco lento, ma con continuo possesso palla.

Sacchi viene ricordato come uno degli allenatori che hanno inventato qualcosa di nuovo nel gioco del pallone, meglio dire nel gioco di squadra.

Guardiola, fortissimo e vincente su tutti i palcoscenici dove ha allenato e allena tutt’ora, è uno dei più affermati, trionfanti, capaci, stimati, allenatori al mondo da quando ha iniziato questa straordinaria professione.

Guardiola è universalmente riconosciuto e definito un allenatore con una filosofia calcistica in costante mutamento, innovativo e pragmatico.

Ha inventato un nuovo modo di far giocare a calcio tutte le sue squadre, che, in estrema sintesi significa: possesso di palla, velocità di esecuzione, rispetto degli schemi, ma, con libertà di inventiva del singolo in fase di attacco. in fase di impostazione mediano e terzino si avvicinano, con l’obiettivo di creare ancora più densità centrale. In fase di costruzione i due centrali difensivi si allargano per iniziare l’azione, poi si riavvicinano per coprire gli spazi nel mezzo. Il difensore centrale porta palla per poi fare un lancio lungo a cercare l’attaccante che attacca la profondità, sia per andare a finalizzare, sia per passare la palla al compagno che lo ha seguito, o alla mezzala avanzata o in linea, oppure passare raso terra il pallone al compagno esterno, o al centrocampista che velocemente avanza.

Infine, un breve cenno al VAR nel calcio, la tecnologia in campo, per aiutare l’Arbitro a correggere eventuali errori, ad analizzare le situazioni di gioco più controverse ed i comportamenti degli attori in campo.

Dopo aver consultato il VAR, che può essere consultato anche solo dall’addetto al VAR, senza la presenza dell’arbitro, l’arbitro può cambiare le decisioni prese in campo o suggerire provvedimenti laddove non siano stati adottati. Rappresenta l’applicazione concreta della moviola in campo. Per chi scrive il VAR potrebbe venire eliminato e si potrebbe indubbiamente continuare con uomini in campo, non hardware e software, non le tecnologie per aiutare, perché arbitri e segnalinee possono sbagliare, ma, alla fine gli errori si equivalgono.

Il calcio, a livello campetto sotto casa, o amatoriale, o dilettantistico, è entrato ed entra a far parte della vita di moltissimi di noi e, per pura informazione, nel nostro stupendo Paese ci sono oltre settemila scuole di calcio, che coinvolgono milioni di giovani e meno giovani ogni anno, un numero di scuole calcio molto vicino al numero delle nostre scuole secondarie.   

Evviva il gioco calcio.

Franco Vescovo

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