Il Veneto imprenditoriale, ieri e oggi

Nel Veneto le Aziende, pur con forti difficoltà dovute a incredibile burocrazia, inefficace amministrazione pubblica, mancate infrastrutture, incomprensibili comitati del no, esagerati costi della politica, vari intralci pubblici difficili da credere se non si provano, ma con la lodevole lungimiranza di chi vuole farcela, di chi ha fame di successo, di chi ha “i calli” nelle mani e nella testa, di chi conosce che con tenacia e volontà tutto si può fare, hanno continuato a resistere, si sono sviluppate, ne creano continuamente di nuove.

Le imprese hanno saputo trasformare, migliorare, adeguare, con continuità nel corso degli anni, processi di produzione, qualità dei materiali, design, tipologie di lavorazione, soluzioni di prodotto, logistica interna ed esterna, e, non da ultimo, implementare tecnologie all’avanguardia e innovativi sistemi informatici, per poter competere e poter esportare nel mondo.

In estrema sintesi osserviamo che negli anni ottanta i prodotti italiani si distinguevano per la qualità delle lavorazioni e per i particolari, che soddisfacevano l’occhio, negli anni novanta per il design ed il piacere nell’utilizzo, negli anni duemila per l’innovazione di prodotto e qualità dei materiali, oggi per le soluzioni all’avanguardia tecnologicamente e le personalizzazioni, per assecondare le molteplici e diverse esigenze e richieste del mercato.

I passaggi da una fase all’altra di solito non sono pianificati, non seguono un percorso prestabilito, non sono il risultato di una continua, pur naturale, ricerca di fare meglio degli altri, di essere in grado di competere, di aver successo, sono frutto della capacità e dell’inventiva imprenditoriale e industriale e, in alcuni casi, delle invenzioni dei giovani che entrano nelle aziende.

Ricorderò sempre un Imprenditore nel campo delle cucine in legno che mi disse, mentre facevamo una analisi dei processi di produzione per implementare il loro primo sistema informativo gestionale “ma, se io cambio il modo di mettere assieme i vari componenti, devo buttare via il sistema che, con sacrifico e incertezza, ho acquistato” “perché stanotte pensavo di cambiare radicalmente il modo di aprire le antine” “di assemblare pezzi privi di giunture visibili” “di lavorare con più materiali”.

Un altro Imprenditore di prodotti realizzati con materie plastiche mi diceva “devo progettare nuovi modelli tenendo ben presente anche il processo di produzione, che sarà molto differente” “devo inserire dei terzisti” “perché, diversamente, resto fermo e gli altri corrono”. “Ma, tutto questo mi porterà a essere più bello e poi morire coi debiti???”, “perché dovrò buttare via investimenti fatti ed il costoso in tutti i sensi sistema informativo gestionale???”.

Faccio questi concreti esempi per dire come, pur non pianificato, non studiato a tavolino, non frutto di una ricerca di mercato, non analizzato dal punto di vista costi benefici, avveduti imprenditori avessero sempre la testa in movimento ed il loro tempo così detto libero, venisse viceversa sempre occupato da concrete, misurabili, invenzioni e soluzioni da portare in azienda.

Perché questi sono gli imprenditori, questa è la classe imprenditoriale, che hanno contribuito alla grande a cambiare il Veneto ( https://www.regione.veneto.it/ ), da Regione contadina a Regione industrializzata, da povera ad agiata, da semi analfabeta ad un po’ scolarizzata, con imprese di tutte le dimensioni, che nascevano come i funghi, con una volontà e creatività difficili da commentare.  

Dobbiamo ricordare che l’innovazione, in molti casi, anche nel recente passato, a volte non aveva nulla a che vedere con le disponibilità, o non disponibilità, di risorse economiche, perché non si tratta di soldi, ma di idee, di inventiva, di intuizioni, di persone capaci che si hanno a disposizione, di come queste vengono motivate e guidate, di come ci si crede in assoluto e si va avanti nonostante le incredibili difficoltà burocratiche.

Nelle imprese che vogliono vivere o sopravvivere ai giorni nostri, oltre alla crescita della produttività, alle minori e assurde pastoie burocratiche, dovrebbe esserci, obbligatoriamente, la piena considerazione dell’innovazione, di processo e di prodotto.

Ma, quanto evidenziato, non basta per poter competere, in un mondo in continua evoluzione, perché necessitano le infrastrutture abilitanti, come ad esempio l’informatica, l’energia, la viabilità, la disponibilità regolata di non dover aspettare anni per avere dei permessi da parte delle autorità proposte, o a volte, avere delle non comprensibili carte, frutto di pura invenzione, irrazionale.

Dare, in altri termini, centralità alle imprese, incoraggiarle alla produttività, sostenere e non penalizzare la manifattura e l’export.

No, assolutamente no! dire che bisogna statalizzare imprese, che bisogna nazionalizzare servizi, come, purtroppo per chi scrive, sentiamo di continuo dai nostri attuali politici, che ci governano.

Abbiano bisogno che la politica aiuti a modernizzare, a evolvere le tecnologie, ad attrarre investitori, a realizzare infrastrutture, no a penalizzare sempre il privato, la vera forza della Regione e del nostro Paese, sempre più penalizzato da assurda, inconcepibile burocrazia.

Privato che lavora e paga, sempre e comunque, senza ricordare i ragguardevoli danni delle statalizzazioni, quali per ricordarne alcune, l’acciaio, i panettoni, le autostrade, Alitalia.

La forza degli Imprenditori e delle Imprese del Veneto, ci sono pochi dubbi, ce la faranno, per le caratteristiche eccezionali che portano dentro, nonostante le enormi difficoltà sopra evidenziate.

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